Cisàus
di Tore Cubeddu
La piazzetta del bar era come una vedetta dell’antincendio. Era il nostro punto di osservazione. Da lì misuravamo il mondo a cerchi concentrici e come il riverbero di un gong riuscivamo a coprire grandissime distanze senza muoverci di un passo. L’appuntamento al Bar Centrale era come un rito e la bevuta di birra quasi un’attività. E non dovevi mai rispondere che non facevi nulla perché bevevi, perché in effetti qualcosa la stavi combinando.
“Che fate?”
“Ci si fa un bicchierino.”
Era così, tutti i giorni.
Un minuscolo paese in Sardegna, la vita dei ragazzi che scorre monotona, consumata al bar o ai giardinetti, sognando macchine potenti e il Continente.
Ma all’improvviso un evento tanto oscuro quanto tragico, l’esito non previsto di una faida d’altri tempi, segnerà l’esistenza di tutti, mentre una periferica faccenda di droga gioca un ruolo inaspettato, rovinando i sogni di emancipazione di molti.
Così Tore Cubeddu ridisegna la mappa del mondo giovanile nell’estrema provincia italiana come oggi i sociologi non l’avevano ancora individuata: ragazzi senza troppi grilli per la testa, con sogni neanche tanto irrealizzabili, parlano in anglobarbaricino, studiano filosofia ma sanno coltivare la vite, vorrebbero ereditare il meglio dall’esperienza dei più anziani e scartare al contempo la violenza di certe tradizioni… E con la loro bisaccia di incertezze e di struggenti illusioni, tra chitarre distorte e fisarmoniche pop, cavalcano incontro a un destino inesorabile.
A mondi come quello raccontato qui io sono passata accanto molte volte, chiamandoli per nome. Non hanno mai risposto.
Michela Murgia
settembre 2010
Transeuropa Edizioni
136 pagine
ISBN 9788875800987

